Arte e Cultura nelle Terre Derthona Gavi
In queste Terre, arte e cultura si intrecciano con la vita del territorio: musica, teatro, pinacoteche e tradizioni raccontano storie di creatività e passione, tutte da scoprire tra borghi e panorami unici.
Forte di Gavi
Imponente e affacciato sulle colline del Gavi, il Forte domina da secoli questo crocevia strategico tra l’entroterra piemontese e il Mar Ligure. Le sue origini risalgono almeno al X secolo, quando esisteva già come castello, ma fu nel Seicento, sotto la Repubblica di Genova, che divenne una vera e propria fortezza. Tra il 1626 e il 1629, l’antico presidio fu trasformato in un raffinato baluardo militare, su progetto del frate e architetto Vincenzo da Fiorenzuola, affiancato da Bartolomeo Bianco.

Con i suoi bastioni, le casematte e i camminamenti scavati nella roccia, il Forte era pensato per controllare i valichi tra Liguria e Piemonte e resistere agli assedi. Passato in mano a Napoleone e poi ai Savoia, fu a lungo utilizzato come prigione militare e carcere. Dopo un lungo periodo di abbandono, dagli anni Settanta è oggetto di un accurato restauro.
Oggi il Forte di Gavi è visitabile su prenotazione e offre un percorso tra architettura, storia e paesaggio. Dai suoi bastioni lo sguardo si apre sui vigneti del Gavi DOCG e sulle valli appenniniche, in un luogo dove la memoria incontra la bellezza, e la pietra racconta secoli di confine e cultura.


Pinacoteca Civica di Tortona
“Pinacoteca Divisionismo Tortona” una esposizione permanente che si propone di documentare questa fondamentale stagione artistica attraverso la varietà e l’originalità dei linguaggi pittorici utilizzati non solo dai grandi maestri divisionisti, ma da personaggi che hanno dato voce a culture per così dire periferiche, per lungo tempo non adeguatamente valorizzate, ma comunque degne di attenzione.
Il filo conduttore della Pinacoteca si dipana quindi intorno al fertile dialogo e al confronto tra i diversi interpreti di una tecnica audace e antiaccademica che ha saputo rappresentare le istanze di un nuovo secolo: dagli artisti socialmente impegnati degli anni Novanta dell’Ottocento fino agli approcci empirici in ambito simbolista e ai primi saggi dei protagonisti della rivoluzione futurista per i quali la divisione del colore costituiva il linguaggio della modernità.
Oggi la Pinacoteca si sviluppa su una superficie di 750 metri quadrati e consta di 145 opere che documentano l’attività di oltre 59 artisti. A capolavori, quali Il cammino dei Lavoratori e Il ponte di Giuseppe Pellizza, artista di cui la Pinacoteca custodisce il corpus più consistente di opere fruibili in uno spazio pubblico, Il reddito del pastore di Giovanni Segantini, Portinaia di Medardo Rosso, Piazza Caricamento a Genova di Plinio Nomellini, Mi ricordo quand’ero fanciulla e Le ultime mosse di Angelo Morbelli, Pascolo di Carlo Fornara, Ona staderada e Le stelle di Emilio Longoni, Penombre di Gaetano Previati, Autoritratto di Gino Severini, Ritratto di Armando Mazza di Umberto Boccioni e Fallimento di Giacomo Balla si legano e si confrontano opere di notevole originalità tecnica ed espressiva di artisti meno noti, ma che dimostrarono una forte vitalità nell’adesione ai principi scientifici della pittura divisa. Il grande impegno profuso in questi anni dalla Fondazione nell’accrescimento della Pinacoteca è riuscito nell’intento originario di definire la sua fisionomia di punto di riferimento ineludibile per lo studio del divisionismo che non è rappresentato allo stesso livello e in modo così capillare in alcuna altra collezione museale. Un progetto culturale in grado di dialogare con le istituzioni museali più importanti e conosciute, ma che rappresenta, in sinergia con i Musei Pellizziani di Volpedo, un nodo importante di una rete culturale che, come in altri paesi del mondo occidentale, è in grado di far crescere tutto il territorio e dare un segno di come si possa fare opera di promozione culturale con attenzione alle vicende che hanno delineato la peculiarità di una produzione artistica necessariamente plurale e diffusa.
Area Archeologica di Libarna
Nelle Terre Derthona Gavi, il sito archeologico di Libarna si svela come una delle più affascinanti testimonianze del passato romano in Piemonte. Fondata nel II secolo a.C. lungo la Via Postumia, importante arteria commerciale tra Genova e Acquileia, Libarna fu per secoli un centro vivace, prospero di commercio, cultura e innovazione. Oggi il sito conserva le tracce di quella città razionale e monumentale: resti di domus, tracciato urbano, anfiteatro e teatro raccontano una realtà in cui vita quotidiana e rappresentazione pubblica si intrecciavano con grande armonia.
Tra i reperti, spicca un raffinato mosaico che raffigura il mito di Licurgo e Ambrosia, testimonianza dell’attenzione al gusto raffinato e alla narrazione simbolica. Ma Libarna non fu solo spettacolo: anfore ancora visibili nel museo testimoniano l’importanza di questo luogo per il commercio del vino. Queste anfore, progettate per trasportare passito e vini pregiati, spiegano anche la moderna scelta del nome “Terre di Libarna” per identificare la sottozona vinicola dove oggi nasce un passito di qualità, ispirato alla tradizione romana.

Attraverso mosaici, pavimentazioni, reperti e ampie superfici aperte, Libarna restituisce al visitatore il senso di una grandezza passata che non ha mai smesso di essere presente. Il percorso, immerso nel verde e in continuo arricchimento, si accompagna a mostre, visite guidate, eventi culturali e iniziative enogastronomiche. L’associazione Libarna Arteventi valorizza esperienze come gli “Archeosapori”, dove antiche ricette e prodotti locali dialogano con il gusto e la memoria del territorio.
Visitare Libarna significa entrare in contatto con le radici più autentiche di questo angolo di Piemonte: un luogo dove la storia diventa valore presente, e il vino narra antichi sapori e memoria millenaria.

Inoltre, ospitata all’interno del Municipio, l’Area Museale di Serravalle Scrivia raccoglie una selezione di reperti archeologici di grande pregio, provenienti per lo più dalla collezione ottocentesca del canonico Giovanni Francesco Capurro. Circa sessanta i pezzi in mostra, databili all’età proto-imperiale, che restituiscono uno spaccato elegante e raffinato della romanizzazione del territorio.
Tra i manufatti spiccano l’epigrafe dello scrivano C. Catius Martialis, una testina di Bacco fanciullo, il frammento di una lastra con Pan e Medusa e un elemento decorativo per fontana in marmo con bocche di Medusa e delfini, dal gusto barocco. Di grande rilievo anche due mani scultoree, un capitello composito di gusto ellenistico e un raro mosaico in opus sectile, composto da lastrine marmoree intarsiate con motivi geometrici.
In dialogo ideale con l’area archeologica di Libarna e i vicini poli culturali di Gavi e Tortona, la raccolta racconta un mondo fatto di arte, miti e vita quotidiana. Ogni frammento è parte di una narrazione più ampia: quella di un territorio attraversato da culture, che continua oggi a custodire ed esprimere il suo passato con voce nitida e attuale.

Pinacoteca di Voltaggio
Immersa nel silenzio del convento dei Frati Cappuccini, la Pinacoteca di Voltaggio è un’autentica gemma d’arte sacra, un viaggio tra rilievi emotivi e pennellate cariche di spiritualità. Nata nel 1870 dalla passione di padre Pietro Repetto, che raccolse oltre 200 opere tra Liguria, Piemonte e Lombardia, la collezione custodisce capolavori dal XV al XVIII secolo, tra chiesa e chiostri, in dialogo con la vita monastica.
Il restauro tra il 1967 e il 1971, promosso da Soprintendenza e comunità locale, ha consolidato la Pinacoteca come spazio museale di rilievo. L’organizzazione oggi valorizza, su due ali espositive ottocentesche, dipinti di autori genovesi come Luca Cambiaso, Bernardo Strozzi, Domenico Fiasella, Sinibaldo Scorza, Agostino Bombelli, Paolo Pagani. Il percorso conduce il visitatore nelle stanze goticheggianti del convento fino agli ambienti barocchi della piccola chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, consacrata nel 1662.

Aperta da luglio a fine agosto, ogni domenica e festivi 15:30 – 18:30; ingresso libero a offerta, con visite guidate su prenotazione per gruppi. Su iniziativa del Comune di Voltaggio, dell’Associazione L’Arcangelo e del Museo Cappuccini di Genova, la Pinacoteca punta a condividere spiritualità, arte e bellezza.
Perché visitarla? Qui arte e natura si rincorrono in un abbraccio discreto. Le tele sacre, spesso cariche di “dolore” e devozione, si fondono col mistero del convento immerso nel verde, offrendo un’esperienza di rara intensità. Un luogo che cattura – e non ti lascia andare.

Museo delle Macchine Agricole Orsi – Tortona
Nato all’interno degli spazi dell’ex stabilimento Orsi, storica fabbrica di trattori e macchinari agricoli, il museo è oggi un affascinante esempio industriale restituito alla collettività. Su una superficie di 1.800 metri quadrati, distribuiti tra l’area di accoglienza, un centro di documentazione e l’antica torneria, oggi capannone espositivo, il museo ospita una collezione permanente di ventidue macchine d’epoca. Trattori, locomobili, trebbiatrici, mietitrebbie e pressaforaggi — provenienti dalle raccolte Orsi e Berri — raccontano l’evoluzione della meccanizzazione agricola tra inizio Novecento e anni Cinquanta.
L’allestimento, rispettoso del contesto originario, valorizza il dialogo tra spazio e oggetti, offrendo un’immersione autentica nella storia industriale del territorio. Accanto alla collezione principale, il museo ospita mostre temporanee ed eventi che arricchiscono la proposta culturale.
Il museo è visitabile su prenotazione e in occasione di eventi organizzati dal Comune di Tortona. Un luogo che conserva e valorizza una parte importante del patrimonio industriale del territorio.

I Palazzi Spinola: tracce nobiliari tra le Terre Derthona Gavi
Tra le colline e i borghi delle Terre Derthona Gavi, l’eredità della famiglia Spinola emerge attraverso un’imponente serie di dimore storiche che raccontano il potere e le relazioni di una delle più influenti casate genovesi.
Attiva fin dal XII secolo, la famiglia fu protagonista della Repubblica di Genova nelle sfere politica, militare e finanziaria, estendendo il proprio dominio nell’Oltregiogo e nel Mediterraneo. Tra il XV e il XVII secolo ampliò ulteriormente il proprio prestigio costruendo una rete di castelli, palazzi e chiese che ancora oggi testimoniano la loro autorità.
Nel territorio piemontese, le tracce più significative della presenza Spinola si ritrovano ad Arquata Scrivia, dove l’antico Palazzo Spinola, oggi sede comunale, conserva l’impronta della sua funzione originaria. A Tassarolo sorge il castello di famiglia, documentato fin dall’XI secolo e tuttora abitato dai discendenti, noto per aver ospitato nel Ǫuattrocento una zecca per la coniazione di monete. Altri edifici legati alla casata si trovano a Pasturana, Ronco Scrivia e Rocchetta Ligure – oggi sede del Museo della Resistenza – tutti centri un tempo attraversati da
rotte strategiche tra Genova e la pianura. Tra le opere religiose spicca la chiesa di San Michele Arcangelo di Ronco Scrivia, celebre per l’impianto barocco e legata al mecenatismo Spinola. L’espansione del loro potere politico e commerciale spinse la famiglia ben oltre il Nord Italia, lasciando tracce anche a Genova, nel Genovesato, in Spagna — dove si conserva un palazzo a Lanzarote — e a Malta. L’affinità con l’arte si riflette nei rapporti con grandi maestri come Velázquez e van Dyck, che ritrassero membri della famiglia, consacrandone il prestigio nelle
corti europee.
I palazzi e i castelli della famiglia Spinola, oggi sotto la tutela dal FAI, restano testimonianze vive di un’eredità storica che ha segnato profondamente l’identità del territorio tra Piemonte e Liguria. Custodi di un passato aristocratico, questi luoghi raccontano una storia fatta di strategie, alleanze e cultura che continua a permeare il paesaggio e la memoria collettiva.

MAB – Polo Culturale Diocesano di Tortona
Il MUDI è il Museo Diocesano di Tortona, situato nell’ex Seminario Vescovile, un complesso storico che risale tra XII e XIII secolo e che ha subito ampliamenti nei secoli successivi.
Oggi il museo fa parte del Polo Culturale Diocesano e comprende l’Archivio Storico, la Biblioteca e il Museo, offrendo uno spazio dedicato alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della diocesi tortonese.
MA·DE: Custode delle radici romane di Tortona
Le radici antiche, dell’epoca romana, della città tornano a vivere al MA·DE – Museo Archeologico Dertona. Un’esperienza immersiva che accompagna il visitatore attraverso i secoli, alla scoperta della Dertona imperiale, una delle più antiche colonie romane del Nord Italia, nata lungo il tracciato della Via Postumia.

Il museo trova casa a Palazzo Guidobono, e rappresenta l’esito di un lungo lavoro di scavi, studi e collaborazioni tra istituzioni e archeologi. Il risultato è uno spazio espositivo attuale e dinamico, dove la narrazione storica si intreccia con il rigore scientifico e con un forte legame al territorio. Le prime sale, aperte nel 2023, sono dedicate all’età romana: un percorso ricco e suggestivo, che comprende reperti come il sarcofago di Elio Sabino, iscrizioni lapidarie, frammenti architettonici, mosaici e oggetti della vita quotidiana. Il giardino archeologico esterno aggiunge un ulteriore livello di profondità al racconto.
MA·DE non si limita alla conservazione: è un museo-laboratorio che coinvolge attivamente la comunità. Molti reperti sono stati restaurati in pubblico, trasformando la cura del patrimonio in un’esperienza condivisa. Il percorso è in continua espansione, con nuovi spazi, contenuti e tecnologie per raccontare sempre meglio la storia di Tortona.

Atelier Sarina: Il cuore popolare del teatro di figura
Tra le storie che abitano le Terre Derthona Gavi, quella di Peppino Sarina è tra le più suggestive. Considerato uno dei burattinai più iconici del Novecento italiano, Sarina nasce nel 1888 a Broni, poco lontano da Tortona, in una famiglia di teatranti itineranti. Cresce tra tendoni di piazza e palcoscenici improvvisati, sviluppando da autodidatta una cultura profonda e originale.
Sarina vedeva il teatro come un’opera totale: scriveva i testi, costruiva i burattini, dipingeva scenografie e locandine, curava la regia. I suoi spettacoli erano un ponte tra cultura colta e popolare, capaci di parlare a tutti: operai, famiglie, studiosi. Attingendo alla letteratura cavalleresca e alla tradizione del teatro dei burattini del Nord Italia, creava un universo narrativo vivo e potente, dove ogni personaggio portava in scena un’emozione vera. Il suo stile, ispirato alla tradizione bergamasca e padana, ma personalissimo, si distingueva per i volti marcati, i movimenti decisi e un’intensa forza narrativa. Fino al 1958 continuò a esibirsi nel cortile di casa, tenendo viva la magia del teatro popolare. Morì nel 1974, lasciando un’eredità unica.
Oggi, quella memoria vive nell’Atelier Sarina, all’interno di Palazzo Guidobono a Tortona. Due sale raccolgono burattini, scenografie e materiali teatrali: la prima ospita le maschere della Commedia dell’Arte e i personaggi principali creati da Sarina – da Pampalughino a Federico Barbarossa. Nella seconda prendono vita creature più enigmatiche, come gli Spiriti Infernali o il Ragazzo che Sorride, testimoni della delicatezza e profondità poetica che animavano il suo lavoro. Un piccolo grande teatro che continua a parlare al pubblico di ogni tempo con intelligenza, ironia e poesia

Museo dei Campionissimi
Il legame tra Novi Ligure e la bicicletta, come mezzo di trasporto prima e come mezzo agonistico poi, ha insito qualcosa di insolitamente leggendario. Erano gli anni di un ciclismo eroico in cui le gesta di questi uomini erano seguite e raccontate da giornalisti, poeti e scrittori, tra cui Carlo Bergoglio, detto Carlin, dapprima direttore del Guerin Sportivo e successivamente di Tuttosport, che definì la città di Novi Ligure “Università del ciclismo”. Non esiste città al mondo che abbia dato i natali o accolto, tanti personaggi di importanza nazionale e internazionale in ogni specializzazione di questo sport.
Nel 1893 nasce il primo campionissimo Costante Girardengo, novese purosangue e, con lui, Luigi Giacobbe, PietroFossati, Osvaldo Bailo. Nasce invece a Castellania, a pochi chilometri da Novi, Fausto Coppi, alla scuola di un altro grande novese: Biagio Cavanna, personal trainer ante litteram. Novese è anche Mario Ferretti junior, grande firma del ciclismo sportivo, figlio di Mario Ferretti che fu segretario della Federciclismo, così come novesi sono stati tanti dirigenti ed organizzatori del ciclismo agonistico, meccanici, tecnici ed industriali della bicicletta.
A tutti loro la città dedica un grande omaggio con un Museo poliedrico, aperto alla memoria, all’immaginazione e alle nuove generazioni e dà un caloroso benvenuto ai visitatori che, oltre alle sale del museo, vorranno scoprire il nostro territorio seguendo i nostri percorsi cicloturistici tra le colline delle Dolci Terre di Novi.
Arte Sacra
Le Terre del Gavi racchiudono molti tesori artistici, tra cui la Chiesa romanica di San Giacomo Maggiore a Gavi e l’Oratorio della Maddalena a Novi Ligure.
Chiesa di San Giacomo Maggiore
Dell’attuale parrocchia, la Chiesa di San Giacomo Maggiore, il primo documento che ne conferma l’esistenza è del 15 agosto 1172, anno in cui gli alessandrini giurano fedeltà e vassallaggio al Marchese di Gavi. La facciata è in purissimo stile romanico, intatta come quando la Chiesa fu eretta, in arenaria locale, nella seconda metà del XII secolo sui resti di un ospizio per i pellegrini in viaggio verso il santuario di San Giacomo di Compostella.
Il portale, decorato di colonne agilissime e lavorate a trecce nell’arco, ospita nell’architrave l”Ultima Cena’. L’interno dell’edificio, fortemente modificato in periodo barocco, è scandito da tre navate e al termine di ognuna si apre un’abside semicircolare; le colonne sono monolitiche con capitelli lavorati a sbalzo raffiguranti mostri, figure antropomorfe e animali.
Bellissimo il tiburio della torre campanaria, a pianta ottagonale non equilatera, che oggi risulta sopraelevato rispetto all’originario a seguito delle modifiche di inizio XVIII secolo, che lo sormontarono con un loggiato a pilastri e torricella al culmine. Sul lato destro della Chiesa si trova un caratteristico porticato, con volta in conci a vista, basato su pilastri con arco a tutto sesto, aperto su un piccolo giardino a terrazzo da cui si gode un’ampia visuale sul paesaggio circostante.

Molte opere d’arte si trovano all’interno della Chiesa tra le quali: l’affresco tardomedievale di ‘San Sebastiano e San Rocco’; l’affresco del ‘Battesimo di Gesù’ del XVII secolo; l’affresco trecentesco della ‘Madonna della Misericordia’; la statua marmorea della ‘Vergine’ opera del 1764 di Carlo Cacciari, contornata dai dipinti su rame dei ‘Misteri’; l’imponente cassa processionale dell”Assunta’, scolpita in legno nel 1854 da Luigi Montecucco; il dipinto del ‘Battesimo di Gesu” del 1591 di Lazzaro Calvi, la tela con ‘San Giacomo che scaccia i mori’ di Giovanni Raffaele Badaracco; i dipinti della ‘Vergine con Bambino’ di inizio Settecento e la ‘Santissima Trinità con San Gerolamo e San Francesco da Paola’ di Giovan Battista Carlone; la pala di Gandolfino da Roreto di fine XV secolo rappresentante la ‘Madonna in trono con il Bambino’ e i ‘Santi Giacomo e Giovanni Battista’; i dipinti della ‘Resurrezione di Lazzaro’ di Bernardo Montessoro e del ‘Sogno di San Giuseppe’ del primo decennio del ‘600 di Giovan Battista Paggi e infine la bella scultura in marmo della ‘Vergine con Bambino’ del XVIII secolo.
Oratorio della Maddalena
Edificata intorno al 1400 a ridosso delle antiche mura di Novi, la chiesa dell’Oratorio della Maddalena è stata realizzata in seguito al passaggio della Compagnia dei Disciplinanti.

Uno degli elementi di maggior interesse artistico dell’edificio è rappresentato dal grande complesso scultoreo in legno che occupa l’intero bacino absidale alle spalle dell´altare maggiore che rappresenta il Monte Calvario. Realizzato da artisti fiamminghi verso la fine del Cinquecento, comprende 21 figure umane e due cavalli a grandezza naturale. Sullo sfondo un grande affresco rappresenta l’Empireo con Dio, gli angeli e i santi che accolgono Gesù alla fine dei tormenti.
All’interno della chiesa si trova anche un altro gruppo scultoreo realizzato in terracotta policroma che raffigura la Deposizione. Ǫuando un tempo, il Venerdì Santo, si celebrava una rappresentazione sacra, la statua del Cristo, dotata di braccia snodate, veniva deposta dalla croce e collocata sul Calvario. Molto interessante è anche il plastico che raffigura la città nel 1750: Novi è rappresentata ancora circondata dalle mura che racchiudevano il castello, il duomo, tre parrocchie e i conventi.

