Dolci
Terre

La dolce tradizione dei Baci di Dama e Baci Dorati

Tra le specialità più amate del territorio, i Baci di Dama sono una raffinata espressione della pasticceria locale. Nati a metà Ottocento, si preparano ancora oggi secondo la ricetta originale: due semisfere fragranti di nocciole unite da un velo di cioccolato fondente, con ingredienti semplici e lavorazione artigianale tramandata da generazioni.

Alla fine del XIX secolo, il pasticcere tortonese Stefano Vercesi reinterpretò la ricetta sostituendo le nocciole con mandorle e aggiungendo cacao, dando origine ai Baci Dorati, vincitori della medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Milano nel 1906. Ancora oggi realizzati secondo l’antica ricetta e confezionati in eleganti scatole liberty, sono apprezzati per delicatezza e versatilità.

Il Bacio di Dama Novese ha ottenuto la De.Co., la cui ricetta deriva da una torta di mandorle. Nel laboratorio di pasticceria di Augusto Manelli e Rosa Traverso a fine Ottocento fu creato un biscotto da te fatto di due piccole semisfere unite con cioccolato fondente che prevedeva l’uso insieme alle mandorle delle nocciole.

Baci di Dama e Baci Dorati sono più di un dolce tipico: sono un simbolo di eleganza e tradizione che racconta il gusto senza tempo del territorio delle Terre Derthona e delle Terre del Gavi.

I Baci di Libarna De.Co.

Un dolce dalle origini antiche che prende il nome da Libarna, la città romana di cui oggi rimangono alcuni importanti resti archeologici nel Comune di Serravalle Scrivia.

L’archeologia racconta che da oltre settemila anni gli uomini della Valle Scrivia integravano la loro alimentazione con le nocciole che, pestate grossolanamente e mescolate al miele, costituivano uno degli ingredienti principali per la preparazione di dolci. La presenza della nocciola in questo territorio fin dall’antichità è stata dimostrata dai risultati di recenti scavi archeologici, che hanno restituito tracce di questo frutto risalenti al neolitico (5000 a.C.).

Il “Bacio di Libarna” si presenta come un piccolo biscotto rustico ricoperto di granella di nocciole e potrebbe essere definito “protobacio di dama”, con riferimento al famoso dolce piemontese, preparato dagli artigiani pasticceri delle zone del novese e del tortonese, a partire dalla prima metà dell’800, utilizzando il cioccolato ottenuto dalla lavorazione del cacao importato dal Sud America.

Il Bacio di Libarna è insignito della De.Co. del Comune di Serravalle Scrivia.

Il Cioccolato del Piemonte: un’eccellenza che parla di territorio

A concludere in dolcezza questo viaggio tra i Sapori delle Terre Derthona Gavi è una delle sue eccellenze più rappresentative: il cioccolato. Tra Novi Ligure e Ovada si estende uno dei poli storici del cioccolato piemontese, dove la tradizione dolciaria ha radici profonde e la lavorazione del cacao è diventata nel tempo una vera arte, frutto di passione, competenza e legame con il territorio.

La posizione strategica tra Genova e Torino favorì, già dal XVI secolo, il passaggio delle fave di cacao attraverso il porto ligure, per poi essere trasformate con crescente raffinatezza in Piemonte. È in questo contesto che nasce a Novi Ligure, nel 1868, la Pernigotti, inizialmente dedicata a torrone e mostarde, poi affermatasi nel settore del cioccolato. A seguire, nel 1903 prende vita la Fabbrica Italiana Confetture e Cioccolato (FICC) e nel 1921 la Fidass a Serravalle Scrivia. Dopo la guerra, lo stabilimento Novi, risparmiato dai bombardamenti, rilancia la produzione e dà forma a un marchio destinato a diventare simbolo di qualità piemontese.

Negli anni del Boom economico, il basso Piemonte si afferma come centro dolciario d’eccellenza, accompagnando la crescita demografica e industriale della zona. Una vocazione che prosegue ancora oggi, grazie a imprese che mantengono vivo lo spirito artigianale del cioccolato di alta qualità. Tra queste, spiccano realtà come Bodrato, attiva ancora oggi a Novi Ligure, che coniuga tradizione, innovazione e sostenibilità. Le sue creazioni, dai Boeri con ciliegie di Garbagna, ai Gianduiotti, Cremini, tavolette con nocciole intere, fino ai Bodratini, sfere tartufate nate nel 2021, raccontano un territorio attraverso sapori autentici e lavorazioni attente.

Emblematico, infine, l’incontro tra cioccolato e vino: come il cremino al fiore di sale abbinato a uno Spumante Gavi Metodo Classico, perfetto esempio dell’armonia tra tradizione e ricerca, in un equilibrio di eleganza e gusto radicato nel territorio.

Cioccolato

Amaretti Morbidi di Gavi De.Co.

La ricetta originale della famiglia Traverso risale al 1780 e ha conquistato il palato di molte persone al punto da rimanerne affezionate per tutta la vita, come Fausto Coppi e Gilberto Govi.

Il sapore è leggermente amarognolo dovuto a un dosaggio maggiore di mandorle amare rispetto a quelle dolci. La consistenza è molto tenera, si sciolgono in bocca. Le mandorle vengonopassate alla raffinatrice e poi impastate con zucchero e albume montato a neve. Prodotti artigianalmente senza conservanti, gli amaretti sono formati manualmente con il tipico “pizzicotto delle tre dita”.

Amaretti Morbidi di Voltaggio

La ricetta voltaggina risale nel 1899, Luigia Cavo e suo marito Michele, proprietari di un panificio, elaborano la ricetta di un dolce che un conoscente ha portato dalla Francia. Il fatto che la ricetta arrivi dalle terre francesi probabilmente si deve al filo diretto che congiungeva dalla seconda metà del Settecento Il Regno dei Savoia e la Francia.

Alla Corte dei Savoia lavorava, infatti, il pasticcere che si presume inventò gli amaretti: da lì la produzione degli amaretti si diffuse in tutto il nord-ovest italiano. Luigia ottiene, dopo prove e tentativi, quei dolci delicati di pasta di mandorle che tutti conoscono con il nome di “amaretti morbidi”. Luigia muore nel 1966 all’età di cent’anni e la sua ricetta viene tramandata di generazione in generazione.

Ancora oggi gli amaretti morbidi vengono prodotti seguendo gli antichi metodi. L’amalgama dei vari ingredienti viene eseguita a mano come pure la formazione delle palline stropicciate che una volta cotte danno vita a questo dolce amaretto. Gli ingredienti: sono mandorle (non armelline) dolci e amare italiane, albume d’uovo, zucchero, vanillina.

Pandolce di San Martino al Gavi De.Co.

Ǫuesto dolce è legato alla tradizione di San Martino, Santo Patrono di Serravalle Scrivia che si festeggia l’11 novembre. Si presenta come un pandolce di tipo morbido a forma circolare, è caratterizzato dall’utilizzo di lievito madre, frutta secca, uvetta e Gavi Docg, prodotto in questo territorio. La tradizione di questo dolce si può ricondurre a quella del Pandolce genovese (nella versione alta), una sorta di focaccia dolce di pasta lievitata e farcita con frutta secca e uvetta (uva sultanina) prodotta a Genova a partire dal ‘500 e diffusasi poi nei forni del territorio dell’Oltregiogo.

Si racconta che a Serravalle Scrivia, in occasione della festa di San Martino, nelle famiglie e nei forni dell’antico Borgo si preparasse un pandolce utilizzando, per l’impasto, preziosi ingredienti provenienti dai raccolti di fine estate e destinati alle provviste invernali, pronti per il consumo proprio in questo periodo (come i fichi secchi, le nocciole, le mandorle) insieme all’uvetta. Un po’ come il Pandolce genovese, questo è un dolce buono tutto l’anno, non solo per il consumo legato alle festività, inoltre, per la sua capacità di conservazione, dura diverse settimane. Il Pandolce di San Martino al Gavi è insignito della De.Co. del Comune di Serravalle Scrivia.

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